L'esperto risponde

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Mio figlio ha 4 anni, parla molto e riesce a comporre frasi anche molto lunghe, ma non pronuncia bene alcuni suoni come la sm, la f, la r ed altre lettere, inoltre ogni tanto taglia le parole lunghe. In famiglia lo capiamo ma a scuola le maestre mi dicono che spesso non riescono a capirlo e che anche gli altri bambini a volte lo prendono in giro. Dovrei aspettare e vedere se migliora da solo o sarebbe meglio fare un controllo?

Salve solitamente già a 4 anni lo sviluppo di quello che è chiamato "sistema fonologico", cioè dei suoni che compongono le parole, è quasi completo. In altri termini a 4 anni i bambini dovrebbero parlare correttamente e tutti i suoni dovrebbero essere pronunciati in maniera pulita e chiara, soprattutto è importante che il bambino pronunci tutta la parola senza eliminare dei pezzi. Quando questo avviene è importante prendere alcuni accorgimenti perchè il bambino si corregga il prima possibile, infatti avvicinandosi all'età in cui dovrà prepararsi per acquisire i pre-requisiti della letto-scrittura (nell'ultimo anno di materna, quindi verso i 5 anni, si sviluppano a livello linguistico e cognitivo le basi per l'apprendimento) è importante che il linguaggio sia corretto. Per prima cosa è importante capire quale potrebbe essere la causa per la quale il bambino ha difficoltà nel pronunciare alcuni suoni o alcune parole. A che età ha iniziato a parlare? ha avuto problemi di otite o adenoidi? ha problemi di tipo ortodontico? queste ed altre domande sono generalmente quelle che vengono fatte in un primo incontro con i genitori. E' importante, se il bambino parla troppo in fretta, rallentare il ritmo dell'eloquio e aiutarlo a parlare con calma, in modo che riesca a scandire le parole ed i suoni. Se dice male delle parole è importante ripetergliele correttamente ma senza forzarlo a ripeterle. Una valutazione logopedica a questa età è comunque consigliabile, soprattutto quando si tratta di una difficoltà nell’articolare non solo uno ma diversi suoni con conseguente difficoltà nel comprendere le parole prodotte dal bambino, anche per evitare che le difficoltà di linguaggio si ripercuotano a livello emotivo e relazionale. La valutazione vi aiuterà a chiarirvi le idee e stare più tranquilli e vi potrà dare dei suggerimenti e consigli preziosi su come aiutarlo.

Mio figlio ha 26 mesi, è un bambino sveglio, sembra capire tutto e gli piace molto muoversi, giocare e stare con altri bambini. Ancora non parla, dice mamma, papà, nonno, pappa e altre semplici paroline,una ventina in tutto, per il resto utilizza molti gesti e si fa capire molto bene. Non fa le frasi e se gli chiediamo di ripetere qualcosa si gira dall’altra parte e non vuole ascoltarci. Il pediatra ci ha detto di aspettare perché è ancora presto, potrebbe darmi qualche suggerimento. Grazie

inizio con il dire che ogni bambino ha i propri tempi, e vi è una grande variabilità nello sviluppo (non solo del linguaggio ma anche di altre abilità) tra un bimbo ed un altro. Quando i bimbi sono molto piccoli, quindi diciamo prima dei 24 mesi, oltre al vocabolario vero e proprio, cioè alle parole che il bambino è in grado di produrre, è fondamentale osservare altre cose nello sviluppo. In particolare: la comunicazione che il bambino mette in atto, quindi se utilizza i gesti, soprattutto se indica, se mostra le cose, lo sguardo, quindi se guarda l'oggetto e l'adulto, se guarda nella stessa direzione in cui l'adulto sta guardando, la comprensione del linguaggio, cioè se mostra di comprendere il linguaggio verbale, non solo le parole ma anche le frasi. E' importante anche considerare la fase della lallazione. C'è stata? che tipo di lallazione è emersa? il bambino produceva sempre gli stessi suoni o era in grado di variare? inoltre, ma non per ultimo, la storia dello sviluppo: se ci sono stati problemi nella gravidanza, se in famiglia vi sono patologie o se c'è familiarità per difficoltà di questo tipo... E’ fondamentale aiutare il bambino a comunicare, possibilmente attraverso il canale verbale, ma senza fare richieste dirette. Dire parole tipo "ripeti" o "dillo tu" o "come si dice?" è inutile e spesso porta ad ottenere l'effetto contrario, se i bambini capiscono che stiamo facendo loro delle richieste dirette spesso si tirano indietro e volutamente non rispondono. E’preferibile giocare con il linguaggio, con i suoni, aiutarlo a chiedere le cose magari non assecondando subito le richieste che fa con i gesti o facendo domande aperte ( ad esempio chiedere vuoi l'acqua o il succo? piuttosto che dire "vuoi bere?" obbliga il bambino a sforzarsi nel dare una risposta). Premesso questo esistono comunque delle tappe dello sviluppo che devono essere raggiunte, entro una certa età, e dei "campanelli di allarme" cioè degli indicatori di rischio che possono rivelare un ritardo nello sviluppo del linguaggio (ad es. è considerato un criterio di rischio la produzione di meno di 8 parole a 24 mesi, deficit nella comprensione verbale, meno di 50 parole e assenza di combinazioni di parole a 36 mesi). In particolare già dai due anni le abilità linguistiche del bambino dovrebbero essere tali da permettergli di combinare insieme due parole, possiedono un ampia gamma di fonemi e combinazioni sillabiche anche se la pronuncia di diversi suoni non è ancora corretta,combinano i gesti con le parole e intorno ai 30 mesi combinano anche le prime frasi. Molte volte i pediatri consigliano ai genitori di aspettare e vedere se il bambino si sblocca da solo, se da un lato questo suggerimento spinge giustamente a rispettare i tempi del bambino e a calmare l’ansia del genitore, altre volte può portare a rimandare qualcosa che invece era preferibile fare prima. Soprattutto quando il bambino ha già un’età in cui è possibile effettuare una valutazione, non ha senso aspettare. Infatti prima si osserva e valuta il bambino, prima è possibile accorgersi se vi sono delle difficoltà e capirne la natura e ovviamente prima si può intervenire. In questo modo si possono ottenere risultati in tempi più brevi ed evitare, quando possibile, che si strutturino altre difficoltà.

Può continuare l'allattamento anche nei bambini inseriti all' asilo nido?

La mamma va sempre aiutata a trovare la soluzione migliore per continuare ad allattare un bambino inserito all'asilo nido sia consentendole di allattarlo durante gli intervalli di lavoro sia spremendo il latte per il tempo che è assente, conservandolo correttamente per usarlo successivamente al nido

Dal nostro esperto: Dr.ssa Maria Luisa Zanghì

Qual'è l'epoca più adatta per iniziare il divezzamento?

Sicuramente non prima del sesto mese, tre i 150 e i 180 giorni di vita. Tale scelta è motivata dalla necessità di far fronte alle sue esigenze nutritive e nel contempo offrirgli l'opportunità di nuove esigenze sensoriali.

Dal nostro esperto: Dr.ssa Maria Luisa Zanghì

Con che modalità e quali cibi vanno introdotti dopo i sei mesi?

I nuovi alimenti introdotti sono cereali sotto forma di farine, verdure, frutta, carne, pesce e olio. Queste sostanze vanno introdotte gradualmente e una per volta, in modo da verificare eventuali allergie alimentari ed abituare il bambino a nuovi sapori.

Dal nostro esperto: Dr.ssa Maria Luisa Zanghì

Chi è il dentista pediatrico o pedodontista?

Il dentista pediatrico è il dentista specializzato nella cura della salute orale di pazienti giovani, come bambini e adolescenti ed è colui che risulta meglio preparato per favorire il migliore approccio dei bambini con il dentista a seconda delle fasce di età.

Dal nostro esperto: Dottor Antonio Cherchi

A che età cominceranno a spuntare i denti permanenti?

I primi denti da latte che andranno persi tra i 5 e i 7 anni saranno i due incisivi centrali inferiori e subito i due incisivi inferiori permanenti occuperanno il loro posto. Contemporaneamente i primi molari superiori ed inferiori cominceranno ad erompere nel cavo orale.
Dai 6 ai 12 anni è normale osservare nella bocca del bambino la presenza sia di denti da latte che di denti permanenti, in quanto ci si trova in una fase di transizione della permuta dentale.


Dal nostro esperto: Dottor Antonio Cherchi

Quando devo portare il mio bambino dal dentista per la prima visita?

I genitori dovrebbero portare il bambino dal dentista per una prima visita dall’età di 2 anni, a meno che il pediatra non ritenga necessaria una visita precedentemente. Successivamente i bambini dovranno essere controllati dal dentista pediatrico ogni 6 o 12 mesi per monitorare l’igiene orale, lo sviluppo dell’intera bocca.

E’ consigliabile che la prima esperienza del bambino dal dentista non coincida con la necessità di eseguire un trattamento. Se il bambino è tranquillo e la situazione lo permette durante la prima visita si può anche contare i denti da latte mentre il bambino controlla tutto quello che succede nella sua bocca attraverso uno specchio.

Dal nostro esperto: Dottor Antonio Cherchi

Cosa posso fare per proteggere i denti del mio bambino dalla carie?

E’ importante capire che i denti da latte sono suscettibili di sviluppare carie dal momento in cui erompono nel cavo orale. L’igiene orale deve cominciare subito dopo la nascita pulendo le gengive con una piccola garza umida dopo ogni pasto.

Dall’età di 4 mesi fino all’età di 12 mesi, gli incisivi superiori o inferiori cominciano ad erompere e si devono cominciare a spazzolare.

E’ importante non lasciare mai addormentare il bambino con il biberon a meno che non contenga acqua e che il biberon sia stato lavato e sciacquato bene prima di essere riempito. Un biberon pieno di latte, succo di frutta o tisana se somministrato per far addormentare il bambino è causa di carie, così come il ciuccio immerso in sostanze zuccherose. Tale condizione è nota come Sindrome da Biberon e colpisce prevalentemente gli incisivi superiori e i molari superiori ed inferiori, mentre tutti gli altri denti possono risultare sani.

Dal nostro esperto: Dottor Antonio Cherchi

Perchè i denti da latte sono così importanti?

I denti da latte sono importanti per diverse ragioni:

1) conservano lo spazio per i successivi denti permanenti;
2) insieme alle gengive e alla lingua sono importanti per la funzione masticatoria;
3) intervengono nella crescita della mandibola e della mascella e nella corretta eruzione dei denti permanenti;
4) rivestono un ruolo fondamentale nel corretto sviluppo del linguaggio e della fonazione.

Dal nostro esperto: Dottor Antonio Cherchi

E' corretto far addormentare il bambino con il ciuccio o con il biberon?

Se il bambino usa il ciuccio è consigliabile non immergerlo nel miele o in altre sostanze zuccherose perché ciò può portare alla formazione di carie. Inoltre è consigliabile anche non far addormentare il bambino mentre beve il biberon contenente latte, succhi di frutta, tisane poiché contengono sostanze zuccherose che possono essere causa anch’esse di insorgenza di carie.

Dal nostro esperto: Dottor Antonio Cherchi

Quando devo iniziare a somministrare il fluoro e in che quantità?

Il fluoro è un minerale che aiuta a prevenire la carie dentale formando fluoroapatite e rafforzando lo smalto dei denti. Inoltre il fluoro favorisce la remineralizzazione dello smalto demineralizzato e presenta anche un effetto antimicrobico su alcune specie batteriche diminuendone capacità di adesione e tempi di riproduzione. Se si vive in aree dove il fluoro presente nell’acqua è meno di 0,6 ppm è opportuno chiedere al proprio pediatra se sia necessario somministrare un supplemento di fluoro (per bambini dai 6 mesi ai 2-3 anni di età la quantità di fluoro raccomandata è di 0,25 mg/giorno). Molte acque pubbliche sono arricchite con fluoro così come molte acque minerali in bottiglia, quindi è necessario sapere questo dato prima di somministrare ulteriore fluoro.

Il fluoro può essere somministrato sottoforma di gocce che possono essere date pure o aggiunte al biberon o al cibo, oppure come compresse da far sciogliere in bocca.

Anche se il bambino non riceve alcun quantitativo di fluoro dal latte materno dato che il contenuto di tale minerale è trascurabile, se si vive in aree dove l’acqua potabile è fluorata o si usa acqua minerale in bottiglia contenente fluoro per preparare il biberon, allora il bambino riceverà il fluoro da tali fonti. In caso contrario è necessario somministrare fluoro secondo la tabella.

E’ necessario fare attenzione a non somministrare il fluoro in quantità eccessiva oppure si creerà una situazione detta FLUOROSI, caratterizzata da macchie bianche gessose presenti sullo smalto dei denti, le quali non sono altro che la rappresentazione dell’ipomineralizzazione dello smalto.

Si raccomanda inoltre di attendere i 3 anni prima di utilizzare dentifricio per lavare i denti del bambino.

Dai 3 ai 6 anni si deve utilizzare un dentifricio contenente 500 ppm di fluoro, mentre dai 6 anni in poi si può utilizzare un dentifricio contenente 1000 ppm. Inoltre inizialmente utilizzare una dose di dentifricio pari ad una lenticchia per far abituare il bambino, questo perché i bambini tendono generalmente ad ingoiare il dentifricio piuttosto che a sputarlo.

Dal nostro esperto: Dottor Antonio Cherchi